La cartellinatura delle piante degli orti botanici

Seminario "La cartellinatura delle piante degli orti botanici tra passato, presente e futuro". Sede A.Di.P.A., presso l’Orto Botanico di Lucca. 14.02.2011.

Si è svolto presso la nostra sede un seminario sulle tecnologie applicabili alla cartellinatura degli orti botanici.

Erano presenti il sindaco di Lucca, altre autorità, diversi botanici ed esperti dello “Scrigno dell’A.Di.P.A.” (Prof. Paolo Emilio Tomei, Prof. Guido Moggi, Prof. Gianni Bedini, Angelo Lippi, Dr.ssa Alessandra Sani, Dr. Pasquale Naccarati).

È emerso, tra le prime cose, che una buona cartellinatura debba prevedere anche un numero di accessione riferito ad ogni pianta al quale corrisponda uno spazio su un registro con i dettagli dell’esemplare.

Questo registro può essere cartaceo od elettronico od in entrambe le modalità.

Tale registro permette di ritrovare tutti i dati della pianta in caso di smarrimento del cartellino.

Non esiste un canone universale ufficiale su come debbano essere fatti i cartellini. Si va dai cartellini di pietra o metallo con la sola scritta del nome della pianta a cartellini più evoluti che riportano anche la famiglia, l’areale di distribuzione, l’autore del nome, l’anno di entrata nell’orto botanico, il numero di accessione e in alcuni casi anche un codice a barre.

Sull’utilità e semplicità di questo codice a barre sembrano convenire tutti i botanici presenti, soprattutto su quello di tipo bidimensionale (chiamato “QR”) poiché è capace di riportare anche brevi testi, come ad esempio un indirizzo di pagina internet al quale corrispondano i dati della pianta in questione. Tale codice a barre bidimensionale può essere fotografato e letto da uno smartphone che va poi ad aprire la pagina internet relativa. Tale tecnologia è già utilizzata per le informazioni su alcuni monumenti storici in alcune città.

Il codice a barre non esclude una cartellinatura tradizionale sulla quale può anzi andare ad aggiungersi, sia essa di ceramica, metallo, plastica, carta, ecc.

Il costo è praticamente inesistente per la stampa di un codice a barre ma il problema è la costruzione di un registro elettronico (anche come pagine internet consultabili) relativo ad ogni accessione, ad ogni pianta. Questo è un lavoro per il quale ci vuole del personale che conosca sia la botanica che l’informatica, ma è anche vero che è un lavoro che andrebbe fatto comunque, con o senza codice a barre.

Altre tecnologie in sostituzione del “QR” prevedono l’utilizzo di microchips a radiofrequenza passivi (senza pile, attivati cioè “di rimbalzo” da un apparecchio, come uno smartphone attrezzato ad hoc, da avvicinare loro) o attivi (cioè dotati di pile e capaci di emettere essi stessi un segnale radio che può essere ricevuto dall’apparecchio che visualizza una pagina di informazioni). Questi microchips sono però costosi e scomodi poiché bisogna avvicinarcisi molto o bisogna cambiar loro le pile di tanto in tanto.

Pare quindi che il codice a barre “QR” impresso su dei cartellini tradizionali sia al momento la scelta migliore nel caso si voglia investire in una maggiore fruibilità della cartellinatura delle piante degli orti botanici, sia da parte dei visitatori che degli addetti ai lavori.